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| Madonna del santuario di Jana Gora Emesso il 20 dicembre 1956 Stampato da I.P.S. Officina carte valori |
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mercoledì 11 dicembre 2019
#26 - La cosa sui Francobolli
giovedì 5 dicembre 2019
#23 - La cosa nella Letteratura
Filippo Tortorici s'appresentò alle tre e un quarto, tanticchia affannato. Era un omuzzo di cinquantina passata, striminzito, un ciuffetto di capelli proprio in mezzo alla testa, per il resto pelata. Una stampa e una figura con un uccello che Montalbano aveva visto in un documentario sull'Amazzonia.
«Di che mi vuole parlare? Il mio patrone, il signor Malaspina, m'ha ordinato di venire subito da vossia, ma non mi desi spiegazione».
«È stato lei a fare il viaggio Vigàta-Tindari domenica passata?».
«Sissi, io. Quando la ditta organizza queste gite, manda sempre a mia. I clienti mi vogliono e domandano al patrone che ci sia io a guidare. Si fidano, io sono calmo e pacinzioso di natura. Bisogna capirli, sono tutti vecchiareddri con tanti bisogni».
«Ne fate spesso di questi viaggi?».
«Con la stagione bona, almeno una volta ogni quinnici jorna. Ora a Tindari, ora a Erice, ora a Siracusa, ora...».
«I passeggeri sono sempre gli stessi?». «Una decina, sì. Gli altri cangiano».
«Che lei sappia, i signori Alfonso e Margherita Griffo c'erano nel viaggio di domenica?».
«Certo che c'erano! Io ho memoria bona! Ma pirchì mi fa questa domanda?».
«Non lo sa? Sono scomparsi».
«O Madunnuzza santa! Che viene a dire scomparsi?».
«Che dopo quel viaggio non si sono più visti. L'ha detto macati la televisione che il figlio è disperato».
«Non lo sapevo, ci l'assicuro».
«Senta, lei conosceva i Griffo prima della gita?».
«Nonsi, mai visti».
«Allora come fa a dire che i Griffo erano sul pullman?».
«Perché il patrone, prima di partire, mi consegna la lista. E io, prima di partire, faccio l'appello».
«E lo fa macari al ritorno?».
«Certamente! E i Griffo c'erano».
«Mi racconti come si svolgono questi viaggi».
«In genere si parte verso le sette del matino. A seconda delle ore che ci abbisognano per arrivare a distinazione. I viaggiatori sono tutti gente d'età, pensionati, pirsone accussì. Fanno il viaggio non per andare a vìdiri, che saccio, la Madonna nera di Tindari, ma per passare una jornata in compagnia. Mi spiegai? Anziani, vecchi che hanno i figli granni lontani, senza amicizie... Durante il viaggio c'è qualcuno che intrattiene vendendo cose, che saccio, oggetti di casa, coperte... Si arriva sempre a tempo per la santa Missa di mezzojorno. A mangiare vanno in un ristorante con il quale il patrone ha fatto accordo. Il pranzo è compreso nel biglietto. E lo sapi che capita doppo che hanno mangiato?».
Andrea Camilleri, La gita a Tindari, Palermo, Sellerio, 2000, pp. 69-71.
«Di che mi vuole parlare? Il mio patrone, il signor Malaspina, m'ha ordinato di venire subito da vossia, ma non mi desi spiegazione».
«È stato lei a fare il viaggio Vigàta-Tindari domenica passata?».
«Sissi, io. Quando la ditta organizza queste gite, manda sempre a mia. I clienti mi vogliono e domandano al patrone che ci sia io a guidare. Si fidano, io sono calmo e pacinzioso di natura. Bisogna capirli, sono tutti vecchiareddri con tanti bisogni».
«Ne fate spesso di questi viaggi?».
«Con la stagione bona, almeno una volta ogni quinnici jorna. Ora a Tindari, ora a Erice, ora a Siracusa, ora...».
«I passeggeri sono sempre gli stessi?». «Una decina, sì. Gli altri cangiano».
«Che lei sappia, i signori Alfonso e Margherita Griffo c'erano nel viaggio di domenica?».
«Certo che c'erano! Io ho memoria bona! Ma pirchì mi fa questa domanda?».
«Non lo sa? Sono scomparsi».
«O Madunnuzza santa! Che viene a dire scomparsi?».
«Che dopo quel viaggio non si sono più visti. L'ha detto macati la televisione che il figlio è disperato».
«Non lo sapevo, ci l'assicuro».
«Senta, lei conosceva i Griffo prima della gita?».
«Nonsi, mai visti».
«Allora come fa a dire che i Griffo erano sul pullman?».
«Perché il patrone, prima di partire, mi consegna la lista. E io, prima di partire, faccio l'appello».
«E lo fa macari al ritorno?».
«Certamente! E i Griffo c'erano».
«Mi racconti come si svolgono questi viaggi».
«In genere si parte verso le sette del matino. A seconda delle ore che ci abbisognano per arrivare a distinazione. I viaggiatori sono tutti gente d'età, pensionati, pirsone accussì. Fanno il viaggio non per andare a vìdiri, che saccio, la Madonna nera di Tindari, ma per passare una jornata in compagnia. Mi spiegai? Anziani, vecchi che hanno i figli granni lontani, senza amicizie... Durante il viaggio c'è qualcuno che intrattiene vendendo cose, che saccio, oggetti di casa, coperte... Si arriva sempre a tempo per la santa Missa di mezzojorno. A mangiare vanno in un ristorante con il quale il patrone ha fatto accordo. Il pranzo è compreso nel biglietto. E lo sapi che capita doppo che hanno mangiato?».
Andrea Camilleri, La gita a Tindari, Palermo, Sellerio, 2000, pp. 69-71.
#21 - La cosa nella Musica
La Madonna nera - Ivano Fossati
Io penso a me
Io penso a me
che fra andata e ritorno
tutto il santo giorno
un'ora per mangiare
un'ora per dormire
ben poco ti potrò vedere.
Poi penso a te
piegata sulla scrivania
con davanti una rosa
che sarà la mia
sciupata mia.
Alla festa del dieci di luglio
che era quasi sera
la Madonna Nera
s'impantanò.
Venne l'autorità con la ferrovia
tutta la sacrestia
e venne il coro con la melodia
a salvare l'oro e l'argento
il marmo e il cemento
il bronzo e il paramento
e il mantenimento.
E dall'ingorgo che c'era
non si poté andare via
che alle dieci di sera
quando la Madonna Nera
noi spingendo e tirando
piangendo e sperando
inclinando e strepitando noi
si risollevò.
Io penso a te
inclinata sulla scrivania
con davanti una rosa
che sarà la mia
appassita mia.
Poi penso a me
che fra andata e ritorno
tutto il santo giorno
un'ora per mangiare
un'ora per dormire
tutti i santi giorni
tutto il santo giorno
tutti i santi giorni
tutto il santo giorno
tutti i santi giorni
tutto il santo giorno
E così sia.
https://www.youtube.com/watch?v=LSicXxXK7Mo
#19 - La cosa nell'Arte
#18 - La cosa in cucina
I fedeli comprano riproduzioni della statuetta della Madonna nera di Tindari, la fanno benedire e la mettono in cucina - luogo comune in cui i membri della famiglia vivono e condividono - a protezione della casa e della vita dei familiari.
mercoledì 4 dicembre 2019
#14 - La cosa come simbolo
La statuetta della Madonna nera di Tindari era simbolo ancora prima di diventare materialità, trattandosi della rappresentazione di uno dei simboli più diffusi nell'ambito della religione Cristiana e non solo. É tuttavia possibile tracciare due percorsi di evoluzione simbolica a partire dalla cosa in questione: il primo riguarda la percezione del colore nero, il secondo il suo significato religioso all'interno della Controriforma.
Il colore nero, nello specifico - prima di assumere attributi razziali che ne alterassero il significato - aveva un significato simbolico che lo collegava strettamente, ed esclusivamente, a sentimenti quali il dolore e la tristezza. Solo a partire dal 1800 - come conferma una lettera di Karl Marx datata 1856 in cui il filosofo definiva le madonne nere come "i più offensivi ritratti della divina madre" - il colore nero ha cominciato ad avere una connotazione che lo ha reso, per molti, disturbante.
Per quanto riguarda invece la simbologia della Madonna nera nell'ambito della Controriforma, basti sottolineare come quest'ultima valorizzi positivamente il colore nero del simbolo come segno di antichità del culto mariano in opposizione all'innovativo culto protestante.
Grazie al suo singolare colore, la statuetta della Madonna nera di Tindari è inoltre simbolo di uguaglianza come dimostra il fatto che, ogni anno presso il Santuario, abbia luogo una celebrazione che coinvolge le comunità dello Sri Lanka dell'intero sud Italia.
Infine, la statuetta, pur ritraendo la Madonna seduta su un trono, è essa stessa un trono: sulle ginocchia della Vergine siede infatti il bambin Gesù, Re e Salvatore del mondo.
Grazie al suo singolare colore, la statuetta della Madonna nera di Tindari è inoltre simbolo di uguaglianza come dimostra il fatto che, ogni anno presso il Santuario, abbia luogo una celebrazione che coinvolge le comunità dello Sri Lanka dell'intero sud Italia.
Infine, la statuetta, pur ritraendo la Madonna seduta su un trono, è essa stessa un trono: sulle ginocchia della Vergine siede infatti il bambin Gesù, Re e Salvatore del mondo.
Fonti:
https://unapennaspuntata.com/2010/09/07/ma-che-santuomo-la-gita-a-tindari/lunedì 4 novembre 2019
#08 - La cosa
Statuetta della Madonna nera
La mia scelta è ricaduta su tale cosa poiché, oltre ad essere oggetto simbolo della città di Tindari, la statuetta della Madonna nera ha sempre suscitato in me tanto interesse e curiosità. Fin da piccolo, nelle molteplici visite alla città di Tindari, sono sempre stato affascinato da questo luogo pregno di arte, storia, devozione, leggende. Se da bambino le leggende a proposito della Madonna nera mi riempivano di stupore, crescendo, la consapevolezza di quanto una semplice statuetta potesse significare tanto per moltissima gente mi ha reso sempre più fiero della conoscenza di questa cosa. Questa statua è infatti centro di pellegrinaggio per i credenti, ma non solo. Anche chi non è vicino alla religione non può non rimanervi affascinato dal simbolismo, dalla sua bellezza estetica, da tutto ciò che sta intorno alla Madonna nera.
domenica 27 ottobre 2019
#02 - Le cose
Statuetta della Madonna nera
La cosa più caratteristica di Tindari è senza alcun dubbio la statua della Madonna nera.
Si tratta di una statua rappresentante la Madonna, di pelle bruna, seduta su un trono mentre regge sul grembo il Bambin Gesù. Presenta, inoltre, la mano destra sollevata in segno di benedizione. Porta sul capo una corona di legno, simile a un turbante, decorata con leggeri motivi orientali. La statua è, infine, ornata da una frase incisa sul basamento che afferma: "nigra sum sed formosa", sono nera ma bella. L’origine della devozione alla Madonna Bruna sembra risalire al periodo della persecuzione iconoclasta. La leggenda narra di una nave di ritorno dall’ Oriente che, tra le altre cose, portava nascosta nella stiva una statua della Madonna affinché fosse sottratta alla persecuzione iconoclasta. Mentre la nave solcava le acque del Tirreno, improvvisamente si levò una tempesta che costrinse i marinai a interrompere il viaggio e a rifugiarsi nella baia del Tindari. Quando si calmò la tempesta, i marinai decisero di riprendere il viaggio, ma non riuscirono a spostare la nave. Pensarono allora di alleggerire il carico, ma solo dopo aver scaricato la cassa contenente il venerato Simulacro della Vergine la nave poté muoversi e riprendere la rotta.Una volta partita la nave, i pescatori della baia di Tindari si diedero subito da fare per recuperare la cassa galleggiante nella quale, con grande stupore di tutti, venne trovata la preziosa Immagine della Vergine. Francobollo del 50° anniversario della riapertura del teatro greco di Tindari
2006 - 50º anniversario riapertura del teatro greco di Tindari (Sicilia) - sullo sfondo, resti del Teatro, il Mar Tirreno ed il profilo di una delle Isole Eolie; in primo piano, degli attori.
Fonti
https://santuariotindari.it/storia/, http://www.virtualsicily.it/Monumento-Il%20teatro%20greco%20di%20Tindari-ME-627
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